CAPITOLO I - UN ATTIMO - LM
IL FIORE NERO
di
Luca Milauro
Capitolo I
Un Attimo
Un Attimo
Un attimo. Un attimo può contenere infinite cose.
Provate ad immaginarlo: un attimo è il tempo di
dire sì e vedere la propria vita cambiata di colpo perché quel sì era la
risposta ad una proposta di matrimonio. Un attimo è un bacio rubato quando si
smette di pensare e si inizia a ragionare col cuore. Un attimo è un sorriso o
uno sguardo ricambiato. Un attimo è anche il gesto di imbucare una cartolina
che farà il giro del mondo per raggiungere le persone che ami o il coraggio di
dire no quando tutti in silenzio tremano in un angolo. In un attimo si diventa
grandi che non ce ne accorgiamo ed in un attimo si può tornare bambini
rileggendo una fiaba assopita sulla libreria. In un attimo si diventa fratelli
o ci si innamora.
Un attimo può stravolgere tutto.
Un attimo può evitare di farti bruciare la lingua.
“Un attimo e si raffredda, signore.” mi disse sorridente la ragazza del Café porgendomi la tazza fumante che avevo ordinato.
La ringraziai e ricambiai il suo morbido sorriso.
Un attimo.
Un attimo è il tempo in cui una bevanda calda passa da bollente a temperatura ambiente evitando di ustionarti lingua e palato per giorni interi.
Ma partiamo dal principio, cioè da latte e cacao e profumo di libri: Shakespeare and Co. Café era un luogo di ritrovo come nessun altro, senza età e senza fretta. Si poteva pranzare con un panino farcito servito caldo oppure sostare in piedi al bancone per un caffè veloce da trangugiare prima di rientrare al lavoro. E poi c’erano ovviamente i libri: sui tavoli, sulle mensole o tra le mani dei clienti avidi di sapere e golosi di prelibatezze. Il bel locale aveva accanto la sua bizzarra libreria dove si potevano passare le ore a leggere storie e racconti di ogni genere ritrovandosi un momento prima a vestire i panni di Mago Merlino scagliando incantesimi dalla sua bacchetta, per poi sfogliare un attimo dopo un polveroso volume di letteratura antica ed improvvisarsi grandi filosofi. Un po’ di fila per entrare, ma ne valeva assolutamente l’attesa.
Adoravo il latte e cioccolato di Shakespeare: era inconfondibile il suo aroma di carta e cacao. Le loro due polveri si fondevano con una chimica perfetta. E se si saliva di un piano per sedersi sulla poltrona accanto alla finestra, sempre che non fosse occupata da Aggie il gatto che quasi sempre dorme, si poteva udire un piacevole concerto improvvisato da qualche aspirante scrittore che suonava i vecchi tasti di una macchina da scrivere gialla come un limone maturo.
Quel luogo di sfoglia e fogli era saturo di ispirazione: sembrava che un invisibile strato, come nebbia, aleggiasse tra le sue mura impregnandole di zucchero e ricordi.
Assaporai ogni istante di quella dolce sensazione come se potessi berla e poi iniziai a sorseggiare la squisita cioccolata per la quale stravedevo. Il mio era ormai un appuntamento fisso: una volta ogni due giorni nel tardo pomeriggio alla fine di una tranquilla passeggiata, saltando un giorno nel mezzo per accrescere la voglia della tazza successiva. Le volte verso cena in cui avvertivo già i primi languori della fame, mi lasciavo andare al peccato di gola ordinando anche una fetta di torta alle mele generosamente farcita che non mancava mai nella teca sul bancone. Non ero il tipo da caffè, troppo amaro, o il tipo da happy hour, troppo snob. Il profumo delle mele si mescolava perfettamente a quello del cacao e della carta, inebriando i tavoli affollati e fuggendo infine dalle finestre aperte.
Mi fecero tornare alla mente il caro Peter ed i suoi voli in piena notte assieme a Wendy seguendo la seconda stella a destra e poi dritti fino al mattino. Fughe dalle finestre. Zucchero e ricordi. Pochi rimangono bambini anche da adulti, pochi riescono a vedere l’anima delle cose ed io ringrazio il cielo di essere rimasto un sognatore.
E poi c’era Parigi: la vista fuori dal Café metteva l’acquolina in bocca quanto le torte e le cioccolate migliori dello Shakespeare.
Notre-Dame corteggiava la Senna con i suoi fianchi eleganti e con la sua bellezza indescrivibile perché diversa da tante altre meraviglie architettoniche: impossibile trasmetterla dall’estasi degli occhi all’euforia delle parole. Oscura forse per alcuni suoi aspetti, in ogni caso inconfondibile. Esatta, immobile, severa. La sua torbida geometria la rendeva un capolavoro, quasi un’ossessione per l’osservatore. Era impossibile non innamorarsene o quantomeno rimanerne impressionati.
Ed adesso conoscete già due delle mie molte passioni segrete: lo Shakespeare e Notre-Dame.
Un attimo può stravolgere tutto.
Un attimo può evitare di farti bruciare la lingua.
“Un attimo e si raffredda, signore.” mi disse sorridente la ragazza del Café porgendomi la tazza fumante che avevo ordinato.
La ringraziai e ricambiai il suo morbido sorriso.
Un attimo.
Un attimo è il tempo in cui una bevanda calda passa da bollente a temperatura ambiente evitando di ustionarti lingua e palato per giorni interi.
Ma partiamo dal principio, cioè da latte e cacao e profumo di libri: Shakespeare and Co. Café era un luogo di ritrovo come nessun altro, senza età e senza fretta. Si poteva pranzare con un panino farcito servito caldo oppure sostare in piedi al bancone per un caffè veloce da trangugiare prima di rientrare al lavoro. E poi c’erano ovviamente i libri: sui tavoli, sulle mensole o tra le mani dei clienti avidi di sapere e golosi di prelibatezze. Il bel locale aveva accanto la sua bizzarra libreria dove si potevano passare le ore a leggere storie e racconti di ogni genere ritrovandosi un momento prima a vestire i panni di Mago Merlino scagliando incantesimi dalla sua bacchetta, per poi sfogliare un attimo dopo un polveroso volume di letteratura antica ed improvvisarsi grandi filosofi. Un po’ di fila per entrare, ma ne valeva assolutamente l’attesa.
Adoravo il latte e cioccolato di Shakespeare: era inconfondibile il suo aroma di carta e cacao. Le loro due polveri si fondevano con una chimica perfetta. E se si saliva di un piano per sedersi sulla poltrona accanto alla finestra, sempre che non fosse occupata da Aggie il gatto che quasi sempre dorme, si poteva udire un piacevole concerto improvvisato da qualche aspirante scrittore che suonava i vecchi tasti di una macchina da scrivere gialla come un limone maturo.
Quel luogo di sfoglia e fogli era saturo di ispirazione: sembrava che un invisibile strato, come nebbia, aleggiasse tra le sue mura impregnandole di zucchero e ricordi.
Assaporai ogni istante di quella dolce sensazione come se potessi berla e poi iniziai a sorseggiare la squisita cioccolata per la quale stravedevo. Il mio era ormai un appuntamento fisso: una volta ogni due giorni nel tardo pomeriggio alla fine di una tranquilla passeggiata, saltando un giorno nel mezzo per accrescere la voglia della tazza successiva. Le volte verso cena in cui avvertivo già i primi languori della fame, mi lasciavo andare al peccato di gola ordinando anche una fetta di torta alle mele generosamente farcita che non mancava mai nella teca sul bancone. Non ero il tipo da caffè, troppo amaro, o il tipo da happy hour, troppo snob. Il profumo delle mele si mescolava perfettamente a quello del cacao e della carta, inebriando i tavoli affollati e fuggendo infine dalle finestre aperte.
Mi fecero tornare alla mente il caro Peter ed i suoi voli in piena notte assieme a Wendy seguendo la seconda stella a destra e poi dritti fino al mattino. Fughe dalle finestre. Zucchero e ricordi. Pochi rimangono bambini anche da adulti, pochi riescono a vedere l’anima delle cose ed io ringrazio il cielo di essere rimasto un sognatore.
E poi c’era Parigi: la vista fuori dal Café metteva l’acquolina in bocca quanto le torte e le cioccolate migliori dello Shakespeare.
Notre-Dame corteggiava la Senna con i suoi fianchi eleganti e con la sua bellezza indescrivibile perché diversa da tante altre meraviglie architettoniche: impossibile trasmetterla dall’estasi degli occhi all’euforia delle parole. Oscura forse per alcuni suoi aspetti, in ogni caso inconfondibile. Esatta, immobile, severa. La sua torbida geometria la rendeva un capolavoro, quasi un’ossessione per l’osservatore. Era impossibile non innamorarsene o quantomeno rimanerne impressionati.
Ed adesso conoscete già due delle mie molte passioni segrete: lo Shakespeare e Notre-Dame.
Mi chiamo Owen e
sono di origine australiana. Sognavo Parigi da quando ero un ragazzo ed ora
eccomi qua: dodici anni dopo, scapolo in un elegante appartamento al quarto
piano tra le vie del centro a fare ciò che amo più di ogni altra cosa:
scrivere. Proprio così, sono uno scrittore e scrivo per lo più thriller a sfondo
rosa. La maggior parte della mia giornata la impiego alla ricerca di
ispirazione, di nuove idee per le mie storie e, per questa ragione, giro molto,
entro per locali, visito musei ed osservo la gente. Una delle cose che amo di
più fare in assoluto è ascoltare la notte: non esiste niente di più poetico e
rigenerante secondo mio modesto parere. Uscire a fare due passi per le strade
quasi deserte è come vivere una seconda vita tolti i panni del giorno.
Passai le dita sul bancone in legno che dava in vetrina sentendomi un falegname: in realtà non era la sua superficie rugosa ad aver catturato la mia attenzione ma continuai a farlo come se quel gesto nato dal nulla fosse fondamentale. E lo era perché aveva messo in moto gli ingranaggi della fantasia nella mia testa, ispirandomi nuove trame per i miei racconti. Le idee migliori nascono proprio da momenti inattesi, attimi di apparente non senso. Le ragioni insensate vanno sempre seguite. E fissai i dettagli di un libro abbandonato sul tavolo dai precedenti clienti, notandone pieghe ed usure. Mi immaginai quante vite quel libro doveva aver sostenuto, in quante case doveva aver vissuto e se fosse piaciuto ai suoi lettori. L’ispirazione stava arrivando: era ora della mia fuga dalla finestra. Beh, magari non proprio dalla finestra perlomeno. Bevvi l’ultimo sorso di latte e cacao e poggiai la tazzina sul banco di legno tra la vetrina ed il libro abbandonato. Pagai il conto e lasciai con un sorriso lo Shakespeare.
Passai le dita sul bancone in legno che dava in vetrina sentendomi un falegname: in realtà non era la sua superficie rugosa ad aver catturato la mia attenzione ma continuai a farlo come se quel gesto nato dal nulla fosse fondamentale. E lo era perché aveva messo in moto gli ingranaggi della fantasia nella mia testa, ispirandomi nuove trame per i miei racconti. Le idee migliori nascono proprio da momenti inattesi, attimi di apparente non senso. Le ragioni insensate vanno sempre seguite. E fissai i dettagli di un libro abbandonato sul tavolo dai precedenti clienti, notandone pieghe ed usure. Mi immaginai quante vite quel libro doveva aver sostenuto, in quante case doveva aver vissuto e se fosse piaciuto ai suoi lettori. L’ispirazione stava arrivando: era ora della mia fuga dalla finestra. Beh, magari non proprio dalla finestra perlomeno. Bevvi l’ultimo sorso di latte e cacao e poggiai la tazzina sul banco di legno tra la vetrina ed il libro abbandonato. Pagai il conto e lasciai con un sorriso lo Shakespeare.
Alcuni clienti
stavano consumando cibo e parole seduti ai tavoli all’aperto, una ragazza dai
capelli rossi era appena uscita dalla libreria con un romanzo fresco d’acquisto
in una mano e la borsa nell’altra, mentre due signori piuttosto anziani
commentavano in piedi ed ad alta voce alcune notizie lette su un quotidiano.
Poi successe la
cosa. Un attimo. E fu più che sufficiente. E mi trovai a dover fare una scelta.
E se una scelta cambiasse tutto?
Sentii un urlo: era una richiesta d’aiuto. Davanti ai miei occhi vidi la ragazza dai capelli di fuoco aggredita da uno sconosciuto: era un uomo tutto vestito di nero e con cappuccio e mantello, il volto nascosto. Cercò di strapparle la borsetta di mano e ci riuscì. La ragazza cadde a terra assieme al libro nuovo ed il ladro fuggì via. Corsi a soccorrerla. Lei mi guardò con i suoi grandi occhi verdi e mi ringraziò tra un singhiozzo ed una lacrima. Le raccolsi il libro che nella caduta si era ammaccato in un angolo. Ne fissai istintivamente la copertina per un brevissimo istante, poi tornai ad occuparmi di lei. Le sorrisi e la rassicurai e poi venne la fatidica scelta: corsi dietro lo scippatore con quanto più fiato avessi in corpo.
Ero allenato perché correvo regolarmente due volte alla settimana. Il ladro non era veloce quanto il sottoscritto. Lo inseguii per molte vie e vicoli stretti. Gli stavo col fiato sul collo.
Sentii un urlo: era una richiesta d’aiuto. Davanti ai miei occhi vidi la ragazza dai capelli di fuoco aggredita da uno sconosciuto: era un uomo tutto vestito di nero e con cappuccio e mantello, il volto nascosto. Cercò di strapparle la borsetta di mano e ci riuscì. La ragazza cadde a terra assieme al libro nuovo ed il ladro fuggì via. Corsi a soccorrerla. Lei mi guardò con i suoi grandi occhi verdi e mi ringraziò tra un singhiozzo ed una lacrima. Le raccolsi il libro che nella caduta si era ammaccato in un angolo. Ne fissai istintivamente la copertina per un brevissimo istante, poi tornai ad occuparmi di lei. Le sorrisi e la rassicurai e poi venne la fatidica scelta: corsi dietro lo scippatore con quanto più fiato avessi in corpo.
Ero allenato perché correvo regolarmente due volte alla settimana. Il ladro non era veloce quanto il sottoscritto. Lo inseguii per molte vie e vicoli stretti. Gli stavo col fiato sul collo.
Accorciai le
distanze. Lo avevo ormai in pugno. Finalmente lo raggiunsi. Lo afferrai per una
spalla e lo scrollai costringendolo a voltarsi verso di me. Fu allora che capii
di aver fatto la scelta sbagliata.
L’uomo in nero si
voltò caricando un destro secco sulla mia mandibola. Stringeva un tirapugni in
acciaio. Non potei nulla. La vista mi si annebbiò di colpo e crollai a terra.
To be continued..
Iscrivetevi numerosi amici lettori:
se mi aiuterete a crescere di iscritti diventando lettori fissi
pubblicherò il prossimo pezzo del mio romanzo, il secondo capitolo,
e la storia continuerà!
Se siete curiosi di sapere cosa succederà
cliccate Follow me
nella home page del mio blog Book Stop e continuate a visitarlo: l’iscrizione e la lettura de Il Fiore Nero sono gratuiti,
ma ho bisogno del vostro supporto
per continuare a scriverlo!
Are You READy to READ?
click follow me in my blog Book Stop
on: bookstopper.blogspot.com
to read me free
Luca Milauro
Book Stop
Instagram profile: liucmilo
Facebook profile: Luca Milauro
Pinterest bacheca: Book Stop - Il Fiore Nero
Profilo Google+
YouTube profile: Il Fiore Nero - Book Stop
All rights reserved
♥️♥️♥️♥️
RispondiElimina<3 GRAZIE
Elimina